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EMERGENZA INFERMIERI,
una questione irrisolta
Nel corso dei lavori del Consiglio Nazionale della Federazione Ipasvi fra le 'varie ed eventuali' e' stato toccato, da un paio di Presidenti presenti, il tema dell'iscrizione all'albo degli infermieri 'non italiani.'
Desidero usare questa ...dizione perche' gia' sulla definizione di 'extracomunitario' si sono avuti alcuni dubbi e cenni polemici, supportati dall'esperienza di alcuni Collegi importanti che hanno ricordato come molti infermieri provenienti dal Mercato Comune Europeo non siano sembrati all'altezza dei colleghi italiani.
La situazione e' complicata;
prima di tutto voglio ricordare come (e la cosa e' emersa anche nel dibattito in Consiglio Nazionale) esercitare la propria attivita' professionale in Paesi quali la Gran Bretagna sia,per un infermiere italiano, cosa complessa: tra l'altro, si deve superare un esame abilitante alla somministrazione della terapia.
In sede di dibattito ho potuto ascoltare alcuni aspetti a mio parere troppo tecnico-burocratico, benche' inevitabili, tipo comprendere bene chi e come dovra' giudicare l'effettiva conoscenza della lingua italiana da parte di questi infermieri stranieri, cosi' come previsto dal recente dispositivo di Legge.
Il VERO problema e' un altro ed e' ESCLUSIVAMENTE politico.
Deriva da alcune situazioni che si sono sviluppate negli ultimi anni e rafforzate in modo sinergico: da un lato, la carenza di personale infermieristico autoctono e dall'altro la crescita dell'eta' media, con aumento delle strutture di accoglienza, case di cura e riposo specialmente per la terza eta'.
Sono inoltre cresciute le capacita' organizzative e il numero di posti letto delle case di cura private, in particolare nel Nord Italia, dove e' ancor pił marcata la CARENZA di personale infermieristico.
A questo punto,strutture private non possono operare per assenza di personale infermieristico, proprietari ( e politici ad essi collegati, piu' o meno appartenenti a tutto l'arco costituzionale...) sollecitano gli Assessori alla Sanita' regionale a formare figura quali l'Ota, l'Adi, l'Oss per superare l'ostacolo e far entrare dalla finestra delle forme di 'assistenza' anche poco qualificata che non possono entrare dalla porta.
Ho particolarmente gradito al riguardo, in sede di dibattito, l'intervento del Vicepresidente nazionale e presidente Ipasvi Roma Gennaro Rocco, che ha tra le altre cose ricordato come alcune Ambasciate italiane, in zone particolari del mondo, abbiano denunciato un mercato di documentazioni fasulle.
L'ho gradito perche' testimonianza del RISCHIO ESTREMO che si configura nel produrre 'sconti formativi' al riconoscimento di questi titoli sanitari stranieri.
Voglio essere chiaro su un punto decisivo: NON VI SONO INTENTI RAZZISTI O CORPORATIVISTICI nelle mie parole ma la sincera preoccupazione che , cosi' proseguendo, la considerazione sociale di questa nostra Professione e' ancora pił a rischio.
La nostra stessa recente Storia insegna e dimostra che, per far crescere il numero dei partecipanti ai corsi di formazione infermieristica regionale (1990-91) fu decisivo un doppio intervento economico: in quel periodo la retribuzione media dell'Infermiere sali' di circa 500mila lire /mese e gli allievi ottennero in molte Regioni interessanti incentivi, sotto forme di pre-salari che in alcuni casi arrivarono a 900 mila lire/mese, non poco nel '91 per dei giovani ancora inseriti nel nucleo familiare d'origine.
Cio' creo' un 'boom' di iscrizioni.
Forse oggi si vuole risparmiare ad ogni costo e la professione rischia di subire forti ripercussioni.
Ben vengano gli Infermieri stranieri, purche' effettiva la loro formazione professionale, la loro capacita' assistenziale, e la loro conoscenza della lingua del Paese ospitante.
Con gli sconti formativi a figure di dubbio inquadramento giuridico variante da Regione a Regione (Oss, eccetera e chi pił sigle ha, piu' ne metta) e gli ingressi indiscriminati senza controllo e un diretto inserimento nel mondo del lavoro, come denunciato da alcuni colleghi, non credo sia possibile un futuro di sviluppo per la nostra categoria; rischiando con cio' di perdere un potere contrattuale che specialmente oggi dovremmo rimarcare di piu', a mio avviso.
Su questo e' specialmente il gruppo della Federazione ipasvi, con cio' intendendo il Consiglio Nazionale, che deve 'combattere' a 360° contro ogni forma di diminuzione degli standard qualitativi e quantitativi, e rivendicare maggior potere economico per la categoria infermieristica: la difesa della professione passa anche da questa strada, non invadendo in cio' alcun campo sindacale.
Se le sigle sindacali tradizionali insistono nelle ovvie logiche di comparto sulla richiesta di un po' d'aumento per un gran numero di qualifiche della sanita', non si deve dimenticare che e' della professione infermieristica l'attuale crisi.
Siamo di fronte alla ben nota EMERGENZA INFERMIERI, e non alla carenza di cuochi, disinfettori, o falegnami....
Un saluto a tutti i visitatori di infermieri.com
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