A PROPOSITO DI SENTENZA DELLA CASSAZIONE...

In questa primavera il panorama del dibattito infermieristico nazionale si e' rivolto all'aspetto legislativo di una sentenza della Cassazione, sentenza ormai ben nota a chi si occupa di Collegi IPASVI, sindacati, o a chi - da semplice spettatore - osserva il succedersi degli eventi con giusto interesse perche', in quanto Infermiere, ne e' comunque protagonista in prima persona.

La sentenza cui faccio riferimento e' quella ben nota e relativa a un episodio avvenuto a Sondrio e conclusosi, relativamente a questa sola sentenza ed a un evento avvenuto nel 1998 (ante Legge 42/99, per capirci bene...) , con la assoluzione di un Infermiere NON iscritto all'albo ma esercitante la Professione.

Premesso che su questa sentenza la nostra Federazione nazionale ospita proprio in questi giorni,sul sito ufficiale, un comunicato dai contenuti sia politici sia tecnici ( http://www.ipasvi.it ) ripreso dall'articolo - editoriale della Presidente Annalisa Silvestro, apparso sul numero della rivista ufficiale Ipasvi giunto nelle case dei colleghi italiani nell' aprile 2003, desidero rimarcare una notevole curiosa incongruenza.

Numerosi sindacati, e fra questi quello storicamente piu' dotato di iscritti si e' distinto per lo zelo distributivo, hanno  inviato nelle sedi ospedaliere italiane, presso punti strategicamente ritenuti utili quali gli orologi marca - timbro (in realta' ormai vere discariche, perche' sommersi di cartaccia, fogli, slogan e quant'altro) volantini strategici, nei quali si invitano gli Infermieri a non rinnovare l'iscrizione all'Albo poiche' non piu' obbligatorio, come sancito dalla sentenza di Sondrio.

E' per me difficile intervenire in questo dibattito perche' attualmente sono un presidente di Collegio Ipasvi, e puo' sembrare quasi pretestuoso, o di doppia difesa corporativistica, del ruolo e della mansione, spendere due righe per segnalare l'anomalia di tale comportamento.
Ma visto che in questo strano e bel Paese di conflitti di interessi se ne osservano parecchi, vorrei dire la mia, come Infermiere iscritto al Collegio, oggi convinto della necessita' di un senso di appartenenza.

Negli ultimi anni IPASVI ha sottolineato la Nuova Professionalita' Infermieristica; ha chiesto e difeso nuovi percorsi formativi; ha proposto cambiamenti, ha rimarcato (forse non ancora nel modo piu' opportuno) il nuovo ruolo dell'Infermiere italiano.

Diciamo solo che queste organizzazioni sindacali una volta di piu' dimostrano tutta la loro diffidenza verso la 'professionalita': da sempre, chi acquisisce o vanta (o millanta, perche' no: prendete certi divi strapagati per NON saper recitare, cantare, presentare) una certa professionalita' e' visto con sospetto dalle organizzazioni sindacali.
Questo perche' i sindacati temono da sempre che chi sottolinea, rimarca la propria professionalita e ne ottiene ragione, ha meno bisogno di un supporto sindacale: un timore giustificato in parte (chi scrive ha svolto per breve periodo una modesta esperienza in un sindacato: fu soprattutto il fumo, che saturava qualsiasi stanza, e la inconcludenza delle riunioni, a farmi desistere: le mie richieste di fumare meno erano accolte con democratica indifferenza).

E in Sanita' gli esempi non mancano: ad un certo punto, vantando una spiccata e distinta professionalita' dalle altre figure del comparto,  i signori medici se ne sono andati, lasciando noi Infermieri, e molti altri con noi, a litigare per cifre abbastanze offensive sugli aumenti, ad ogni rinnovo contrattuale.

Ma non e' di questo che voglio trattare: voglio solo dire che se la diffusione di questa notizia e' stata ben gestita dai sindacati, per spingere gli Infermieri ad allontanarsi dal proprio Collegio professionale (mentre e' notorio che per esercitare l'attivita' professionale e' obbligatoria per Legge l'iscrizione allo stesso) restano alcune questione che rilancio ai lettori, in attesa degli sviluppi degli eventi:

a) perche' i sindacati non hanno esteso tale nota interpretativa di una sentenza che NON fa, e non comporta un precedente in materia, ANCHE agli altri Ordini & Collegi: medici, ostetriche, tecnici di radilogia -come noi- hanno l'obbligo della iscrizione: un comunicato che comprendesse anche queste figure sarebbe stato perfino compreso e accettato di piu' nella sua 'ideologia allargata': emesso in questi termini,  invece, non e' piu' contro la istituzione/Ente collegio in quanto tale, ma contro ''quello degli Infermieri'': e la cosa assume altra valenza;

b) nel 1984 la sentenza numero 2210 della Corte di Cassazione ribadiva, a seguito di una segnalazione e di un iter ben preciso, che ANCHE gli ausiliari dovessero rispondere ai campanelli di chiamata dei degenti e portare via, e svuotare, strumenti di raccolta di feci e urine, purche' non destinati alla raccolta per esami diagnostici: una sentenza molto importante per il personale infermieristico di allora.
Nella stragrande maggioranza delle corsie italiane invece gli Infermieri non modificarono i loro normali compiti, perche' questa sentenza NON VENNE CERTO DIFFUSA da nessuno, ne' dai sindacati ne', in questo caso assai colpevolmente, dall'Ipasvi di allora.

c) assai piu' recentemente, nel 1991, il Decreto Ministeriale numero 291 che ''creava'' gli operatori tecnici addetti all'assistenza indicava CHIARAMENTE il loro nuovo compito di supporto agli Infermieri nelle mansioni di igiene del paziente, e invitava le direzioni sanitarie, attraverso gli Infermieri dirigenti, a organizzare nuovi modelli assistenziali.
Anche in questo caso nessuna o scarsissima informazione e perdita di una occasione importante, in molte realta' italiane, per una nuova organizzazione che sollevasse gli Infermieri, gia' in quegli anni spesso insufficientemente presenti nelle dotazioni organiche degli ospedali.

Se i sindacati in quegli anni avessero ben diffuso queste sentenze o queste nuove Leggi oggi sarei meno perplesso e meno sospettoso: a cio' unisco un altro sentimento; quello che mi ha coinvolto come Infermiere indifferente in quel tempo: sia nel 1984 sia nel 1991 ho subito senza colpo ferire, nella mia realta', la totale disapplicazione di leggi e sentenze: credo che non attivarsi e lasciare che altri, sotto qualsiasi targa, sigla, richiamo ideologico, decida per noi, per noi e per la nostra colpevole trascurata distrazione, sia molto pericoloso.

Ricordo ancora che il sindacato ha in questo Paese un ruolo storico, una funzione importante, e non ha senso agire l'un contro l'altro armati con azioni di gratuito, inutile, imperfetto disturbo: sarebbe piu' utile auspicare una sinergia, una cosa evidentemente lontana nella sua attuazione pratica,se anche nel nostro mondo professionale qualcuno, e non pochi, ha pensato di attivare un sindacato di categoria, come avvenuto in passato per altri gruppi di Professionisti di altri settori.

Se come Infermieri dobbiamo attivarci, facciamolo ricordando che un Collegio professionale e' una risorsa e che in questi anni, nell'attesa del riordino degli Ordini e dei Collegi, molte associazioni hanno chiesto la istituzione di un Albo professionale, per ora negato: dai fisioterapisti ai tecnici di neurofisiopatologia, tutti o quasi hanno capito la importanza di un Collegio professionale.

Forse lo hanno capito anche i sindacati...sara' per questo che hanno emenato la circolare informativa sulla sentenza di Sondrio, e l'hanno diffusa con tanto zelo?

Cordialmente
Francesco Falli
Collegio Ipasvi, La Spezia - iscritto 342
 

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